* mercoledì 17 aprile 2013

Nadar solo

LIVE


ora22:30
ingresso5
indirizzovia di Porta Labicana 24, Roma
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* Le Mura è un'associazione culturale.
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Affacciatisi sulla scena indipendente nazionale nel 2010 con l’album “Un piano per fuggire” (Massive Arts Records/Self), i Nadàr Solo si sono fatti rapidamente strada con caparbietà e passione.
Dopo aver organizzato da soli un tour di oltre 70 date, riescono a farsi notare anche nei live di apertura a Bugo, The Niro, Perturbazione, Teatro degli Orrori, Pan del Diavolo, Amor Fou. Il loro rock potente e malinconico ottiene il plauso della critica e l’attenzione delle radio. Fino alla collaborazione sbocciata tra il cantante/bassista, Matteo De Simone, e Pierpaolo Capovilla che li ha portati a intraprendere insieme una tournée di letture tratte da “Denti guasti”, romanzo dello stesso De Simone pubblicato nel 2011.
A tre anni di distanza il trio torinese ritorna con un nuovo album che sta già facendo parlare di sé: anticipato dal singolo “Il Vento” (feat. Il Teatro degli Orrori), “Diversamente, come?” è stato accolto con entusiasmo immediato dalla critica e dallo spontaneo tam tam del pubblico.

IL DISCO
“Diversamente, come?” non doveva essere un concept e propriamente, forse, non lo è neanche adesso che è realizzato e compiuto.

Ma quando, circa un anno, fa abbiamo raccolto e selezionato i brani scritti da ognuno, li abbiamo avvicinati e ascoltati insieme, ci siamo resi conto che, senza nessun accordo tra noi, della stessa cosa avevamo parlato. Di amori falliti per incapacità umana, di vite in
stand by ammalate di impotenza, della genuflessione emotiva e psicologica di un Paese, delle sue anime e del suo cuore in calma piatta. Di questo raccontano i testi, probabilmente i più sinceri e nudi che siamo mai stati capaci di scrivere nella nostra vita.
La musica, semplice, fresca, vitale (a volte solare e a volte cupa), se siamo riusciti nell’intento, dovrebbe raccontare alle emozioni quel che si agita sotto il pelo di un’acqua apparentemente immobile, dove le correnti preparano la tempesta che verrà.
Abbiamo fatto in modo che tutte le canzoni suonassero un po’ distanti, ammantate di quel riverbero naturale lasciato dai sogni poco dopo il risveglio, perché quando la vita fatica a darti quello che vorresti, tutto si allontana un po’, sbiadisce e si lascia anticipare dalla sua eco.

La musica, in questo album è il sentimento vitale irriducibile che ribolle sotto la cappa di quell’impotenza che i testi raccontano.

Tra le canzoni, c’è n’è una che forse contiene tutte le altre. Si intitola “Il Vento”. Abbiamo immaginato l’assurdo fantastico di un mondo in cui il vento ha smesso di soffiare. Un mondo afflitto dall’inerzia, in cui tutto ha smesso di muoversi. Voleva essere una fotografia del sentimento che ha invaso la nostra epoca, di una generazione presa in mezzo tra un futuro angoscioso e un passato dimenticato, costretta a vivere in un presente cristallizzato e avaro di promesse.

Quando Pierpaolo Capovilla ci ha chiesto, dopo aver raccolto il nostro invito a partecipare, di poter contribuire come autore a questo testo, ha portato con sé anche una visione sentimentale in senso stretto, inventando una doppia lettura che non c’era. E’ venuto così ad abitare il brano una sorta Don Chisciotte contemporaneo e malinconico, reduce smarrito dalla scomparsa di un amore e per giunta privato, insieme al vento, dei grotteschi mulini contro cui lottare. La canzone conteneva e contiene tuttora intatto un interrogativo che appartiene tanto a chi è rimasto troppo a lungo senza amore, quanto a chi per troppo tempo ha visto scomparire le redini della propria esistenza: e se un giorno il vento tornasse a soffiare, se tornasse l’amore, se la vita tornasse a chiamarmi, che cosa farei? Sarei pronto a ricominciare?

Questo, in fondo, è l’interrogativo inquieto che attraversa, a partire dal titolo, l’intero album.

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